Proviamo ad immaginare un uomo, un pensatore dell’Infinito, di un Mondo a-centrico, di poteri Magici, di Infiniti Mondi, di un’Anima presente in tutti gli esseri viventi, perché insita nella materia, dell’esistenza, e immaginiamolo nel silenzio rinascimentale alla fioca luce di una candela. Con una mano scrive parole su fogli di carta, con l’altra li gira, poi improvvisamente si ferma, lo sguardo spaesato e attonito fissa la fiamma della candela accanto a lui sul tavolino e sembra leggervi dentro il suo futuro. Resta immobile ma è solo un attimo di incertezza, perché Bruno ritorna a pensare e a scrivere, dando vita alla sua essenza spirituale, alle sue convinzioni, alla sua estetica. Bruno condivide e condivide perché ascolta, ascolta il Dentro ispirato da un Oltre e da un Fuori, con una coscienza e un libero arbitrio dalle proprietà di un campo infinito, che deborda anche in questa nostra attuale realtà fisica, perché saldamente ancorato a un momento di verità interno dell’essere.
Possiamo pensare al coraggio intellettuale del riformista che ha a cuore la sorte dell’essere umano nel mondo, o nei mondi; agli eroici furori necessari a sviluppare una nuova teoria della conoscenza, indispensabile a trasformare magicamente i limiti in esperienza di verità infinita, e possiamo pensare magicamente alla freddezza dell’astronomo Tycho Brahe, suo contemporaneo, che lo definìVulnanus, nullità, o alla distanza delle sue idee da Keplero, e successivamente anche da Cartesio.
Al tempo si ritrovò solo, oggi, volendo volgere uno sguardo — anche solo per curiosità — alla possibilità di vita nei circa 2600 pianeti osservati dal satellite Kepler e di quelli che troverà il satellite Plato, il cui lancio è programmato per la fine del 2026, forse abitabili e forse non da forme umane; il filosofo non ordinario troverebbe riscatto, come troverebbe sostegno nel lavoro del radioastronomo statunitense Franke Drake e la sua equazione, che tenta di stimare il numero di civiltà extraterrestri esistenti nella Via Lattea, e in quello dell’italiano Claudio Maccone, astronomo al Seti, insignito nel 2002 del “Giordano Bruno Award”.
Ma che cosa è accaduto in questi secoli, tra scienza e filosofia? Teologia e scienza? Scienza e spiritualità? Fisica meccanica e fisica quantistica? Direi di tutto, e tra scontri, polemiche, riconciliazioni, equilibrismi, tentativi di trovare punti di contatto, la scienza moderna si ritrova a fare i conti, anche letteralmente, con le stesse domande che Bruno si pose al lume di candela: «che cosa sappiamo realmente dell’Universo? Le nostre conoscenze sono fondate?»1. Il fisico Carlo Rovelli continua la sua ricerca, che incontra il sapere filosofico, e quello bruniano con le opere dedicate alla materia oscura, ai buchi neri (in grado assorbire energia in eccesso e materia cosmica, impedendone però la fuoriuscita), e a quelli bianchi (che non permettono a nulla di poter entrare ma solo di poter uscire), per rispondere a domande che lo inseguono da sempre: «come facciamo a capire quello che non abbiamo mai visto? Perché vogliamo sempre andare a vedere un po’ più in là?»2. Una nuova ricerca di spiritualità sembra trovare terreno fertile proprio nell’epopea del cosmo e nella quantistica.
La rivoluzione scientifica del XX secolo ha portato luce su un altro modo di descrivere il mondo, all’interno del quale i principi di fisica classica, lo spazio-tempo, materia-energia vengono sperimentalmente contraddette. Con la fisica quantistica nozioni considerate fantascientifiche possono diventare realtà quotidiana. Esistono probabilità di comunicazione svincolate dalle distanze spazio-temporali, note con il nome dientanglement, o possibilità di viaggiare attraversowormhole, cunicoli spaziali, superando la velocità della luce, grazie alla curvatura dello spazio, o addirittura la plausibilità di viaggi attraverso il tempo.
«Allora il mondo non sarà nessuna parte. Tutto sarà pari a zero» diceva Bruno per bocca di Fracastorio inDe l’infinito universo e mondi, con una sorprendente intuizione, confermata dalla visione quantistica dell’Universo. Si può conservare prudenza o magari anche scetticismo sulle contraddizioni scientifiche, c’è però qualcosa su cui un po’ tutti, scienziati, filosofi e lettori di questa rivista, possono trovare accordo, ed è il ruolo delle mani nella civiltà. Grazie alle mani, l’uomo ha potuto creare una tecnologia in continuo dinamismo per trasformare le cose del mondo, compresa la stessa natura umana. Immancabilmente pensiamo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e alle sue implicazioni sociali, soprattutto quando questa tecnologia diventerà generalizzata. E allora le pluricitatesoft skillsdi creatività, conoscenza, pensiero critico e laterale, forse diventeranno una sorta di kit di sopravvivenza nel mondo del lavoro e nella vita.
Concludo il mio peregrinare con un dialogo tratto daL’idea fissadi Paul Valéry:
Ecco la mia mano. La apro, la chiudo, la giro. Cosa c’è dentro?… Un assemblaggio di solidi. Ossa, leve, bielle, superfici articolari… Una connessione… Sì. Un sistema di macchine “semplici”. Quel che si chiama un “meccanismo”. Questo meccanismo è assemblato o chiuso da alcuni legamenti… fin qui tutto bene. È tutto abbastanza chiaro. Sì… Vale a dire che possiamo costruire qualcosa di analogo3, 4.
- C. Rovelli,Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi, Milano 2014, p. 29.
- Sinossi di C. Rovelli,I Buchi bianchi. Dentro L’Orizzonte, Piccola Biblioteca Adelphi, Milano 2023.
- G. Bruno,De l’infinito universo e mondi, inDialoghi italiani, Sansoni, Firenze 1957, p. 364.
- P. Valéry,L’Idea fissa, Piccola Biblioteca Adelphi, Milano 2008, pp. 118-119.
