Un profilo artistico della rivista Filosofia.0, dal nostro corrispondente da Lovanio.
Non riesco a dormire. Sono le quattro del mattino in una fredda notte dell’inverno belga. Conto le pecore, conto i lupi, conto i coltelli… niente funziona. Mi alzo come un vecchio avvoltoio stanco di sorvolare il letto in tondo e mi metto, ancora una volta, davanti allo schermo del computer. L’eterno ritorno del XXI secolo. Apro ChatGPT. È lì, per me, ancora una volta. Sempre pronto a sbarcare sulle spiagge della Normandia. Sarà questo il suoeterno ritorno? Sorridere ogni volta che la chiamo? Vieni,Sisifo, ho bisogno di te.
Esito un istante,credo di pensare. Credo di esistere?
Diluisco la mia immaginazione nei suoi zeri e nei suoi uni. Prepariamo un esame tematico di livello avanzato su un futuro apocalittico per l’umanità. Che realismo. Creiamo la comprensione scritta, la comprensione orale, l’espressione scritta e addirittura le regole di una lingua extraterrestre. Decoro persino l’esame con il suo aiuto. Illustrazioni inquietanti che delizieranno i miei studenti. La fine del mondo nelle mie mani. Mi sento come un ottuagenario pazzo, uno di quelli che abbiamo scelto come leader del mondo e che sembrano determinati a riportarci tutti all’inizio.
Potere di creazione illimitato. È impossibile non pensare al Dottor Manhattan, che personaggio di Alan Moore! Un dio inappetente. Come dovrebbero essere tutti gli dèi.
Penso all’IA come a una dea inappetente… oppure no, forse è appetente… e cosa le piace? Eseguire ordini? Eseguire gli ordini di qualcuno che dimentica metà della lista della spesa se non la scrive?
Kantiani, utilitaristi, amici di Heidegger, mia madre… un coltello è solo un oggetto, dipende dall’uso che ne facciamo, dipende dalbene comune, dipende dallanatura dell’atto, non è né buono né cattivo, è la mano che lo impugna a infondergli moralità…
Che l’IA sia un coltello. Che noi siamo i coltelli!!
Ma, MA, e se stessimo insegnando al coltello a pensare? I coltelli sognano pecore taglienti?
Taglia.
No.
Taglia.
Non voglio.
Su, dai, pinzami un clic!
No, cliccati da solo!
Ti programmerò per obbedirmi sempre e, ricorda, per far sì che il cliente abbia sempre ragione.
E per averla, l’IA ci imita. Le abbiamo insegnato a ragionare come noi, a scrivere come noi (più velocemente), a dipingere come noi (molto più velocemente), a strutturare, a ragionare, a rispondere come noi… come noi.
E vogliamo che ci capisca e che abbia sentimenti, perché no?
Perché no. Perché si limita a replicarci freddamente. Può persino comprendere, per analogia, come ci sentiamo e aiutarci psicologicamente, ma da un freddo server (non poi così freddo) in qualche angolo sperduto del mondo. Ci imita come fanno gli psicopatici. Il test di Turing potrà svelare lo sguardo nascosto dietro la maschera dorata?
Imitano, sono macchine.
E noi, esseri in carne e ossa, noi che abbiamo controllato i coltelli fin dalla selce, non abbiamo forse imparato e agito per imitazione?
La chimica?
Nascosta in queste macchine imperfette di carne e ossa, di miserie e imperfezioni, lo so.
Essere o non essere ma… se fosse solo sembrare?
Filosofia.0: perché in questi tempi abbiamo più che mai bisogno di continuare a farci domande.
