Un numero crescente di persone, soprattutto giovani, si rivolge ai chatbot come confidenti e sostituti relazionali. Un’indagine sul perché un’entità priva di corpo possa comunque generare coinvolgimento emotivo reale, tra il caso Eliza, l’affective computing e il film Her.

Contenuto riservato agli abbonati.
Scopri come abbonarti

Iscriviti alla newsletter

Non inviamo spam! Leggi la nostraInformativa sulla privacyper avere maggiori informazioni.