Rubrica “Ritratto di una scienziata”.
Questa rubrica parlerà di donne di scienza e, dato che non è possibile rappresentarle in reali fattezze e sembianze, si farà per ognuna una sorta di ritratto, un racconto storico-teorico-politico connesso a quel lavoro-opera che esse hanno svolto per realizzare ciò che oggi chiamiamo informatica e che, in particolare, oggi rientra nella cosiddetta «IA». Saranno «fotografie» con le quali si cercherà di rappresentare le stesse quasi come figure letterarie.
È noto che nell’arte il ritratto rappresenta soggetti-persone rilevanti, anche se la ritrattistica era anticamente ritenuta un genere inferiore rispetto agli eventi storici che avevano per soggetto le azioni di personaggi importanti del passato.
Quindi di queste donne non si dirà della bellezza ma del lavoro scientifico che hanno portato avanti, nominandole e soprattutto facendole conoscere. Il ritratto ha questo scopo, ovvio che la trattazione è a partire dal pensiero della differenza sessuale. Nel «ritratto» entra il femminismo della differenza.
Cominciare a riflettere sull’inizio dell’Era delle Macchine, la Rivoluzione industriale, e sul suo impatto sulla nostra vita, sul Postumano che corre il rischio di divenire Transumano. Capire perché, e se è vero, che sono poche le donne interessate alle scienze informatiche. Se è sempre stato così o, come scopriremo, se il lavoro di queste donne, di queste scienziate è stato volutamente oscurato sia dalla stampa dell’epoca che dagli interessi politico-economici del potere e della cultura patriarcale dominante. Vedremo chi sono e, che prima di tanti uomini, c’è stata una lei: Ada Lovelace. Il genio che ispirò Alan Turing nell’ideazione del Test di Turing, quello che ci permetterà di capire quando sarà impossibile distinguere l’intelligenza artificiale da quella umana. Non è la storia dell’IA e nemmeno quella delle Big Tech o dei Big Data, ma il racconto di tante donne che ci consentono di sapere come siamo arrivati fin qui e dove potremmo arrivare. Se sarà possibile arrivare ad avere, come si dice,più vita in un tempo senza limiti, che è quello che le nuove tecnologie ci stanno offrendo.
Ada Lovelace, nome da sposata poiché all’anagrafe era Augusta Ada Byron, è stata la donna che ha scritto il primo algoritmo rielaborato dalla macchina analitica di Charles Babbage, un anticipo dei moderni computer. Matematica e prima programmatrice informatica della storia.
Pioniera dell’informatica, mente brillante e vivace, una donna che aveva previsto, anche prima dei suoi coetanei e studiosi dell’epoca, che i computer sarebbero andati ben al di là dei calcoli numerici.
Augusta Ada Byron, contessa di Lovalace, nasce sotto il segno del sagittario, il 10 dicembre 1815 a Londra, da Anna Isabelle Milbanke, matematica, e dal poeta Lord Byron.
A causa di una serie di scandali sociali ed economici, suo padre fu costretto a lasciare l’Inghilterra, e per questo la piccola Augusta Ada non lo conoscerà mai.
Quello che poteva essere un handicap, si rivelerà per Augusta Ada un’opportunità grazie alle scelte e alla relazione che si instaurò tra madre e figlia. Infatti, la piccola ebbe come insegnante privata l’astronoma scozzese Mary Somerville, che la fece appassionare alle scienze matematiche.
Ma la relazione tra madre e figlia si fece più feconda e solida durante i viaggi nelle città più industrializzate che Anna Isabelle faceva per motivi di lavoro. La curiosità per il funzionamento dei macchinari all’avanguardia cresceva, in Ada, davanti ad ogni macchina performante. E fu così che Ada conobbe molte personalità di spicco e importanti scienziati, tra cui Michael Faraday.
Proprio durante una festa dell’alta società, a 18 anni, Ada conobbe il matematico Charles Babbage. Fu affascinata dai suoi progetti e dalle sue idee. Babbage aveva inventato una macchina differenziale in grado di eseguire calcoli affidabili (calcolando tavole di funzioni numeriche attraverso il metodo delle differenze), facendo girare delle ruote numerate tramite un’apposita manovella.
Quell’incontro cambiò completamente la sua vita. Ada iniziò una collaborazione con Charles Babbage che durò molti anni, ma soprattutto dopo aver osservato il prototipo incompleto della sua invenzione, iniziò a studiare.
Un altro incontro fatale che le cambiò la vita se si presentò nel 1835, quando conobbe il conte Lovalace William King-Noel, che sposò e di cui prese il cognome.
Subito dopo il matrimonio, Ada cominciò ad ammalarsi. Problemi respiratori e digestivi, malamente curati con medicinali oppiacei, cominciarono a procurarle deliri che la allontanavano dai suoi studi.
Nonostante ciò, nel 1843 riuscì ad ottenere una pubblicazione sulla rivista «Scientific Memoirs» dove pubblicò un articolo sulla macchina analitica di Babbage. Ada non si limitò solo a tradurre lo scritto dell’ingegnere italiano Luigi Menabrea, come le aveva chiesto l’editore della rivista, ma aggiunse allo scritto molte note personali che suggerivano idee sul funzionamento della macchina. Infatti, ricordando il Telaio di Jacquard visto in gioventù, durante i suoi viaggi con la madre, paragonò questo alla macchina di Babbage. Se il primo poteva disegnare motivi in automatico usando le schede perforate, la seconda tessevamotivi algebrici. Un paragone (e importante intuizione) che Ada dettagliò spiegando come la macchina — manipolando i dati per calcolare i numeri di Bernoulli (una serie infinita di cifre utilizzate in varie applicazioni di analisi matematica), utilizzando un linguaggio matematico e schematico, vale a dire una sequenza di operazioni che la macchina avrebbe poi eseguito — anticipava il concetto di programmazione sequenziale: la base dell’algoritmo informatico, un esempio di calcolo automatizzato.
Per dirla con un linguaggio contemporaneo, se Babbage è l’inventore dell’hardware (il primo computer), la Lovelace è l’inventrice del software (il primo programma).
Ma da visionaria qual era, Ada intuì che la macchina avrebbe potuto persinomanipolaresimboli, lettere o note musicali, opportunamente codificate. È ciò che avviene oggi: le note musicali sono infatti tradotte in regole matematiche e generano automaticamente brani musicali.
La sfortuna ha voluto, tuttavia, che né Babbage, né Lovelace abbiano potuto godere dei loro studi e delle loro invenzioni. Il primo, come molti geni compresi, morì in povertà perché non riuscì a convincere il governo britannico a finanziare la sua opera; la seconda, proprio in virtù di questo fallimento, che non vide la realizzazione della macchina, non ha ricevuto l’ufficialità del suo algoritmo, né ha potuto vederlo sperimentare, o dimostrarlo.
Tuttavia, finanziata dall’IBM quell’invenzione fu ripresa dall’ingegnere americano Howard Aiken, che progettò un computer elettromagnetico basato in parte sul progetto Babbage e costruita nel 1944 con il nome di Harvard Mark I.
Ada Lovelace, tormentata dalla sconfitta per la mancata ufficializzazione del suo studio, nonché dalle sue precarie condizioni fisiche; preda e dipendente dai farmaci oppiacei, caduta in una profonda depressione, dilapidò molto del suo patrimonio, si separò dal marito, si ammalò di cancro all’utero, e morì, a 37 anni, il 27 novembre del 1852.
Dal 2009 ogni secondo martedì di ottobre si celebra la giornata internazionale di Ada Lovelace, una data scelta per commemorare i risultati ottenuti, dalle donne, nelle discipline STEM.
