Maria De Carlo intervista Luca Nave e Maddalena Bisollo (Pragma) sulla Philosophy with children come strumento contro manipolazione algoritmica, cyberbullismo e adescamento online: educare al pensiero critico, non vietare la tecnologia.

Intervista di Maria De Carlo a Luca Nave e Maddalena Bisollo.

La Scuola italiana sembra farsi carico delle domande che si aprono in un orizzonte di rinnovamento europeo più spedito e al passo con i mutamenti culturali e sociali dell’era ipertecnologica. Ma appunto “sembra” perché il rischio che si paventa è quello di un’innovazione inconsapevole e fine a sé stessa, tanto per essere al passo e in regola con le normative. Se l’introduzione del nuovo non è in simbiosi con un progetto educativo “innovativo” che forma la persona “nell’era” del digitale, si rischia un tecnicismo che non solo non forma, ma al contrario “deforma”. Ma cosa si intende per educazione digitale? Spesso si tratta di una educazione all’uso consapevole degli strumenti digitali, ma cosa significa uso consapevole? Molte preoccupazioni e paure aleggiano sull’uso massivo delle tecnologie tra i giovani, sono giustificate? Praticare la filosofia significa innanzitutto sperimentare il dubbio su ogni forma di pregiudizio, primi fra tutti quelli che nascono dal timore dei cambiamenti. Una educazione innovativa nasce sempre anche da un aggiornamento dei concetti e delle categorie, da un cambiamento del simbolico. Michele Mezza, ad esempio, in un articolo sull’HuffPost sottolinea come l’evoluzione delle AI richieda un approccio che valorizzi la pluralità degli strumenti, proponendo che tra le varie raccomandazioni del Ministero della Pubblica Istruzione dovrebbe anche esserci quella di limitare l’uso termine Intelligenza Artificiale al singolare, che, scrive Mezza, «interiorizza il concetto che l’intelligenza artificiale, come l’energia elettrica, sia una risorsa univoca». Che piaccia o meno le tecnologie (in particolare le AI) sono in perenne e veloce evoluzione e questo è parte integrante della vita di ogni giovane studente. Metterne in evidenza le opportunità e non solo i rischi risponderebbe a un modo diverso di approcciare la questione. Lo dimostrano molte esperienze educative, come l’Educazione all’immagine proposta e promossa da Clementina Gily con grande impegno fino alla sua recente scomparsa e i laboratori di pratica filosofica diPragma(Società Professionisti Pratiche Filosofiche). Ed è proprio a Luca Nave e Maddalena Bisollo, rispettivamente presidente e vice-presidente diPragma; co-direttori del Master in Counseling filosofico di Milano ed esperti diPhilosophy with children, che abbiamo voluto rivolgere le seguenti domande sui temi in questione.

M.D.C.:In una ricerca a cura della piattaforma internazionale Noplagio.it, si rileva che gli studenti si avvalgono di piattaforme open AI come ChatGPT nell’attività di studio. Quali possono essere gli effetti sul piano dello sviluppo della capacità critica?

L. Nave:Piattaforme come ChatGPT sono entrate massicciamente a far parte della formazione e del lavoro di persone di ogni età ma della popolazione giovanile in modo particolare. Dalle ricerche di storia e geografia delle scuole elementari alle tesi dell’Università si fa sempre più spesso ricorso all’AI per un motivo molto semplice: è molto più veloce e precisa di qualsiasi studente (talvolta, pure dei docenti). Oggi, e lo sarà sempre più in futuro, sta diventando sempre più impensabile andare in biblioteca per consultare le enciclopedie cartacee. Se devo fare una ricerca sui Sumeri o sul Brasile, in rete si trova tutto e subito.

Sicuramente l’accesso immediato a un numero illimitato di informazioni e spiegazioni può facilitare l’apprendimento degli studenti, che possono beneficiare di un supporto supplementare che incoraggia l’esplorazione di nuovi argomenti, magari potenziando la loro curiosità e la loro voglia di approfondimento.

Tuttavia, è necessario considerare che l’uso eccessivo di tali strumenti potrebbe condurre a una dipendenza da risposte pronte e formulate, riducendo lo sviluppo del pensiero “critico-creativo” e la capacità di risolvere problemi o prendere decisioni in maniera autonoma. Invece di analizzare e riflettere sulle informazioni, gli studenti potrebbero accontentarsi di risposte superficiali, limitando così la loro capacità di valutare criticamente le fonti e i contenuti. Ilbias ad auctoritatempuò indurli a credere che se l’ha scritto ChatGPT è vero e giusto. SuiSocialcircolava la storia di un avvocato impegnato nella difesa di un cliente accusato di frode. Chiese a ChatGPT informazioni sui precedenti di casi simili. Inserì domande specifiche e ricevette risposte dettagliate che sembravano promettenti. Senza verificare l’accuratezza di queste informazioni, portò i dati ottenuti in aula ma il giudice lo interruppe, richiamando l’attenzione sul fatto che i “precedenti” non corrispondevano a fatti reali. Il giudice chiese spiegazioni e l’avvocato rispose: “Non pensavo che ChatGPT potesse mentire”.

Nei nostri corsi di formazione rivolti agli adolescenti offriamo strumenti filosofici per sviluppare il pensiero “critico-creativo-valoriale” e il buon uso dell’epochèscettica o fenomenologica, con l’obiettivo di indurli a sospendere il giudizio su ciò che si ritiene vero e giusto per andare a indagare se è davvero così. Abbiamo elaborato diversi giochi d’aula, come ad esempio il “Laboratorio della caverna”, proprio con l’obiettivo di aiutarli a riflettere, giocando, su come le apparenze ingannevoli possano influenzare il nostro modo di pensare e agire, incoraggiando gli studenti a sviluppare un approccio critico e analitico nei confronti della realtà che li circonda. In questo modo, si mira a formare individui più consapevoli e capaci di distinguere tra il superficiale e il profondo nel loro percorso di crescita personale e intellettuale.

Attività didattiche che promuovono il pensiero critico, la ricerca autonoma, il ragionamento creativo e l’analisi delle informazioni possono facilitare un approccio equilibrato tra nuove tecnologie e formazione. In questo modo, si potrà non solo sfruttare i vantaggi delle AI oggi a disposizione, ma anche garantire che gli studenti sviluppino le competenze necessarie per saper gestire quelle che si svilupperanno in futuro.

M.D.C.:È giustificato il timore che le AI possano manipolare la libertà di scelta e di pensiero negli adolescenti?

M. Bisollo:Viviamo in un’epoca in cui le AI permeano ogni aspetto della vita quotidiana, influenzando non solo il modo in cui ci informiamo e comunichiamo, ma anche il modo in cui pensiamo e prendiamo decisioni. Se da un lato gli strumenti digitali offrono possibilità straordinarie, dall’altro pongono interrogativi profondi sulla libertà di scelta e di pensiero, soprattutto per gli adolescenti, che crescono in un ambiente sempre più guidato da algoritmi, notifiche e contenuti personalizzati.

Le piattaforme digitali non sono semplici strumenti neutrali: i social network, le app e i motori di ricerca funzionano attraverso meccanismi progettati per catturare e mantenere l’attenzione, influenzando comportamenti, opinioni e desideri. Ogni “like”, ogni video suggerito, ogni pubblicità mirata contribuisce a costruire una realtà su misura per l’utente, modellando il modo in cui percepisce il mondo e, spesso, restringendo il suo campo di pensiero senza che se ne renda conto. Per gli adolescenti, che stanno ancora formando la propria identità e il proprio senso critico, il rischio di cadere in dinamiche di manipolazione è particolarmente alto.

Uno degli aspetti più insidiosi del digitale è laFilter bubble, termine coniato dallo studioso americano Eli Pariser per definire gli ecosistemi informativi personalizzati generati da algoritmi che mostrano agli utenti contenuti in linea con le loro preferenze. Ciò genera il cosiddetto effettoecho chamber, ovvero la fruizione solo di informazioni coerenti con le nostre visioni, su qualsiasi argomento. Le opinioni, all’interno della “camera dell’eco”, vengono in tal modo rinforzate dalla ripetizione diventando un sistema chiuso e impermeabile a idee differenti. Se un adolescente riceve costantemente contenuti che confermano una certa visione del mondo — sia essa politica, culturale o estetica — diventa sempre più difficile mettere in discussione quelle idee e sviluppare un pensiero indipendente.

A ciò si aggiunge il fenomeno dellagamificationdei social media, ovvero l’uso di dinamiche tipiche dei videogiochi (ricompense immediate, notifiche, sfide) per mantenere le persone connesse il più a lungo possibile. Questo meccanismo sfrutta i circuiti della dopamina, creando una dipendenza comportamentale che riduce la capacità di concentrazione e di riflessione profonda. Se il pensiero critico richiede tempo, lentezza e capacità di fermarsi a riflettere, la velocità del digitale tende a soffocare queste possibilità, spingendo invece verso un consumo compulsivo e superficiale di informazioni.

Un altro aspetto fondamentale riguarda il fenomeno deltecnostress, ovvero lo stress derivante dall’uso eccessivo o inappropriato delle nuove tecnologie. Questo tema è stato affrontato in un recente laboratorio filosofico che abbiamo condotto con gli adolescenti, un’esperienza che ha evidenziato quanto profondamente le tecnologie influenzino il loro benessere psicologico.

Durante il laboratorio, abbiamo chiesto ai partecipanti di riflettere sulle sensazioni che provano nell’uso quotidiano delle nuove tecnologie. Dai loro racconti è emerso un forte senso di sovraccarico mentale, legato al bisogno costante di essere connessi, rispondere ai messaggi immediatamente, controllare le notifiche e aggiornarsi sui contenuti virali. Molti hanno descritto il senso di ansia che provano quando il telefono è scarico o quando trascorrono troppo tempo offline, quasi come se la loro identità e il loro valore sociale dipendessero dalla loro presenza digitale.

Ma la discussione ha rivelato anche un aspetto più sottile: l’incapacità di distinguere tra bisogni autentici e bisogni indotti dal diffondersi delle AI. Alcuni hanno riconosciuto che molte delle loro azioni — postare una foto, seguire un trend, rispondere subito a un messaggio — non nascono sempre da una scelta consapevole, ma da un condizionamento esterno. La domanda emersa con forza è stata:Quanto di quello che faccio online è davvero una mia scelta?

Se le AI possono ridurre la capacità di pensare in modo critico, la filosofia offre lo strumento più potente per recuperarla: il dubbio. Insegnare ai giovani a mettere in discussione ciò che vedono, a riconoscere i meccanismi di manipolazione e a esercitare il proprio pensiero critico significa restituire loro la possibilità di scegliere consapevolmente.

Nel laboratorio, abbiamo sperimentato il valore di questa pratica filosofica: attraverso domande mirate —Come faccio a sapere se un’informazione è vera? Perché passo così tanto tempo sui social? Chi decide cosa mi viene mostrato online?— i ragazzi hanno iniziato a rendersi conto dei condizionamenti a cui sono sottoposti. Alcuni hanno espresso la volontà di prendersi più momenti di disconnessione, di interrogarsi di più prima di condividere contenuti, di non farsi guidare solo dall’impulso del momento.

Tuttavia, uno dei partecipanti ha offerto una prospettiva interessante e complementare. Se da un lato è essenziale sviluppare un pensiero critico rispetto ai meccanismi digitali, dall’altro è altrettanto importante “conoscere meglio” le nuove tecnologie digitali stesse. Questo ragazzo ha raccontato di aver creato un proprio server autonomo per evitare le logiche della sorveglianza digitale, aggirando il controllo delle grandi piattaforme e sperimentando un uso più consapevole e indipendente della rete. Questa testimonianza ha aperto un ulteriore livello di riflessione: essere liberi nel mondo digitale non significa solo sviluppare un atteggiamento critico, ma anche comprendere gli strumenti tecnologici in profondità per poterli usare in modo più autonomo.

Nel mondo digitale di oggi, la libertà di pensiero non è un dato scontato: richiede strumenti, consapevolezza e un esercizio costante di riflessione. La filosofia, con il suo metodo basato sul dialogo e sul dubbio, può aiutare gli adolescenti a riconoscere i meccanismi di manipolazione, a riappropriarsi delle proprie scelte e a sviluppare un rapporto più sano con le tecnologie.

Allo stesso tempo, esperienze come quella del ragazzo che ha costruito il proprio server dimostrano che la libertà digitale passa anche attraverso la conoscenza tecnica: capire come funzionano gli algoritmi, come proteggere i propri dati, come sfuggire alla profilazione digitale sono competenze fondamentali per chi vuole sottrarsi alla manipolazione online.

Se vogliamo che le nuove generazioni siano davvero libere di pensare e scegliere, dobbiamo offrire loro occasioni per fermarsi, interrogarsi e costruire il proprio punto di vista, senza lasciarsi trascinare passivamente dagli algoritmi e dalle logiche della connessione permanente. Perché essere connessi non significa necessariamente essere consapevoli — e solo il pensiero critico unito alla conoscenza tecnologica può trasformare la rete da strumento di condizionamento a opportunità di crescita e autodeterminazione.

M.D.C.:La questione dei social e delle amicizie pericolose, dal cyberbullismo alle trappole di adescamento. Dal malessere psicologico alsexting. Quanto può aiutare un percorso nelle scuole con laPhilosophy with children?

M.B.:Il fenomeno del cyberbullismo, le trappole dell’adescamento online, ilsextinge il crescente disagio psicologico legato ai social network sono realtà con cui bambini e adolescenti si confrontano quotidianamente, spesso senza gli strumenti adeguati a comprenderle e gestirle. In questo contesto, laPhilosophy with childrenpuò rappresentare un prezioso alleato, non solo per sviluppare un pensiero critico rispetto ai pericoli della rete, ma anche per promuovere una consapevolezza più profonda di sé e delle proprie relazioni.

Avviare percorsi di dialogo filosofico già dalla scuola primaria significa offrire ai bambini e ai ragazzi uno spazio in cui riflettere sul significato dell’amicizia, del rispetto, della fiducia e della responsabilità nelle interazioni, online e offline. La filosofia, infatti, non si limita a trasmettere regole o divieti, ma aiuta a sviluppare un atteggiamento interrogativo e consapevole:Che cos’è un’amicizia autentica? Che cosa significa rispetto? Quali sono le conseguenze delle nostre azioni nel mondo digitale?Attraverso il dialogo e il confronto, i ragazzi imparano a riconoscere situazioni di rischio e a prendere decisioni più responsabili, non per paura di una punizione, ma perché maturano una comprensione più profonda del valore della propria dignità e di quella altrui.

Un altro aspetto fondamentale è la possibilità di dare voce alle proprie emozioni e ai propri disagi senza il timore di essere giudicati. Molti giovani vivono ansia, insicurezza e solitudine, sentimenti spesso amplificati dai social media, dove l’apparenza sembra contare più dell’autenticità. LaPhilosophy with childrenoffre uno spazio sicuro in cui questi temi possono essere affrontati in modo aperto e costruttivo, aiutando i ragazzi a prendere coscienza delle dinamiche emotive che li coinvolgono e a sviluppare una maggiore autonomia di pensiero.

Inoltre, il dialogo filosofico può svolgere un ruolo cruciale nel decostruire stereotipi e pregiudizi che spesso si diffondono nel mondo digitale e influenzano negativamente l’autostima e le relazioni tra ragazzi. Dagli ideali di bellezza imposti dai social alle idee distorte sulle relazioni affettive e sul consenso, la filosofia aiuta a smascherare credenze limitanti, offrendo ai giovani strumenti per riconoscerle e superarle. Questa capacità critica è essenziale anche per contrastare fenomeni come ilbody shaming, le discriminazioni di genere e le aspettative tossiche su come “dovrebbe essere” una persona per sentirsi accettata.

Un altro tema cruciale è quello della consapevolezza di sé e del proprio corpo, particolarmente rilevante quando si parla disextinge adescamento online. I ragazzi e le ragazze hanno bisogno di uno spazio in cui poter riflettere su cosa significhi davvero avere il controllo della propria immagine, della propria intimità e dei propri confini. Spesso, la condivisione di immagini personali avviene senza una reale consapevolezza delle implicazioni emotive e sociali che ne derivano. La filosofia, attraverso domande comeChi decide il valore del mio corpo? Che cosa significa davvero libertà? Quanto conta il mio consenso?permette ai giovani di interrogarsi in modo profondo su questi temi, aiutandoli a costruire una percezione più solida di sé e della propria autonomia.

Un’esperienza particolarmente innovativa in questa direzione è il progettoAffettivaMente, un percorso di educazione filosofica all’affettività e sessualità promosso in collaborazione con il Ce.Se.Di (Centro servizi didattici della Città di Torino). Questo progetto affronta le questioni legate alla consapevolezza affettivo-emotiva, al corpo e alle trappole della rete partendo dai reali bisogni degli adolescenti e stimolando le loro domande e riflessioni sulle relazioni amorose e sulla sessualità, temi tanto delicati quanto urgenti. Dalle domande che emergono nei laboratori, si riscontra spesso una grande fragilità nelle relazioni, soprattutto nella difficoltà di riconoscere e rispettare i propri bisogni, di direnoquando necessario, di comprendere il valore del consenso e di gestire il rifiuto senza viverlo come un fallimento personale. Attraverso il confronto filosofico, i ragazzi trovano uno spazio in cui esplorare queste difficoltà senza giudizio, mettendo in discussione modelli imposti e costruendo una maggiore consapevolezza di sé e degli altri.

Infine, la filosofia educa all’empatia e al rispetto dell’altro, elementi essenziali per contrastare fenomeni come il cyberbullismo. Discutere digiustizia, responsabilità e conseguenze delle proprie azioniattraverso il dialogo filosofico può far emergere una nuova consapevolezza etica nei giovani, rendendoli più attenti e rispettosi nelle loro interazioni digitali.

In un’epoca in cui le AI evolvono più rapidamente della nostra capacità di comprenderne l’impatto, offrire percorsi diPhilosophy with childrennelle scuole significa dare ai ragazzi uno strumento di orientamento fondamentale: il pensiero critico e riflessivo, che li aiuti a navigare il mondo digitale con maggiore consapevolezza e autonomia. Perché la vera sicurezza non nasce solo da divieti o controlli, ma dalla capacità di pensare, scegliere e relazionarsi con gli altri in modo autentico e responsabile.

Iscriviti alla newsletter

Non inviamo spam! Leggi la nostraInformativa sulla privacyper avere maggiori informazioni.