Un ricordo affettuoso di Clementina Gily Reda, filosofa e brunista, scomparsa da poco: Giovanna Borrello ne ripercorre il percorso accademico, l’amicizia intellettuale e l’eredità che introduce, in questo numero, la sua ultima lezione su Bruno.

Un piccolo cammeo per la mia amica e collega Clementina Gily Reda, che ci ha lasciati recentemente.

Con dispiacere, ma anche con tanto amore, mi accingo a dare alcune pennellate a questo ritratto dedicato a Clementina Gily Reda che, senza fare torto alle altre, è stata la mia collega preferita, quella con la quale ho avuto scambi intellettuali più profondi e costanti, anche ben oltre il nostro pensionamento, fino al giorno della sua morte. L’avrei dovuta chiamare proprio in quei giorni per invitarla a far parte della redazione della rivistaFilosofia.0. Ci mancherà il suo apporto: è stata una delle prime esperte in comunicazione multimediale e una delle prime studiose di filosofia a fare i conti con la Scienza, nel tentativo di superare l’atavica separazione. Ciò ne fa anche una vera brunista, dal momento che Bruno è stato uno dei primi filosofi italiani ad avere una visione “scientifica” della realtà.

Lei mi diceva sempre che non poteva fare a meno della collaborazione degli ingegneri per progettare i suoi corsi di didattica. La passione per la didattica, ma anche il suo desiderio di impegnare sempre più giovani nel mondo del lavoro, l’hanno impegnata costantemente a proporre corsi di formazione alla didattica in tutte le più importanti scuole napoletane sui temi a lei cari, come l’educazione all’immagine e alla bellezza, in collaborazione con botteghe d’arte per la creazione di artefatti d’immagine.

Clementina Gily Reda, filosofa, tra i maggiori studiosi italiani di Giordano Bruno, ha insegnato per oltre quarant’anni Filosofia estetica e Educazione all’immagine presso l’Università Federico II e a lungo presso l’Università di Salerno e l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha dato vita al Centro Studi Collingwood di Napoli, riferimento nazionale della Collingwood Society di Oxford, con l’obiettivo di consolidare il legame tra gli studi collingwoodiani e la riflessione storicista di Croce, Gentile e di Ruggiero. Il Centro Studi si è avvalso del contributo di studiosi internazionali come Hayden White, Edgard Morin, Rik Peters e Rodrigo Diaz. Ha fondato e diretto dal 1997 l’Oscom (Osservatorio di comunicazione ortoformativa e multimediale), centro di ricerca finalizzato a costruire una teoria condivisa dell’educazione nell’epoca della complessità, ed è stata fondatrice e direttrice di una delle prime riviste online:Wolfonline.it. Ha progettato e realizzato corsi di formazione alla didattica in tutte le più importanti scuole napoletane. È stata, più recentemente, direttora responsabile delle sei edizioni della mostraIl Senso del Sacroe sostenitrice delle attività del movimento artistico culturale “Esasperamentismo Logos e Bidone”, fondato da Adolfo Giuliani.

Ho conosciuto Clementina molti anni fa, credo una quarantina, alla Federico II, afferivamo allo stesso dipartimento: l’“Aliotta”. Nei primi anni, essendo docenti di due diverse materie filosofiche, ci incontravamo solo alle riunioni di dipartimento. Me la ricordo sempre affabile e sorridente, accogliente, non l’ho mai sentita alzare la voce o fare interventi aggressivi. Non sempre le riunioni di dipartimento erano pacifiche, certo non come quelle dei condomini, ma quasi.

Poi ebbi un incarico presso la struttura promossa dalla Fondazione Banco Napoli per “l’Assistenza ai bambini” e abbiamo collaborato ad un progetto su “Bambini e media”, dove io mi sono occupata soprattutto di bambine. L’ho vista lavorare su un campo come quella della comunicazione multimediale, di cui io non ero per nulla esperta: è stata quindi la mia Maestra. Ricordo come fosse ieri quando mi parlava – era ancora lontana l’invenzione dello smartphone – del fatto che presto avremmo avuto unmediumche avrebbe raccolto tutti i media: dal telefono al computer, alla Tv. Quindi, quando nel 2007 ho aperto la scuola Metis, l’ho invitata a essere docente proprio in “Teoria e tecniche della Comunicazione” del Corso di counseling filosofico. Durante il Covid abbiamo partecipato alla chat “Didattica del potenziamento”, ideata da Antonio Campo di Modena, e abbiamo scritto con lui e altri, unpamphletin difesa della vicinanza, dal titolo volutamente provocatorio “La Didattica della vicinanza”, mentre le madri delle maggiori città italiane protestavano contro la DAD sotto le sedi delle Regioni. Clementina ha scritto molto, sia su Bruno che sui saperi e linguaggi multimediali. Nella lezione qui pubblicata, mette in evidenza lo spirito scientifico di Bruno, che si manifesta nell’uso dell’analogia e nel superamento della scissione tra filosofia e scienza, dà anche una definizione di estetica cometèchne, e fa accenno ad un libro molto interessante che consiglio di leggere:Fotografare l’intelligenza artificiale, in cui ribadisce la sua costante ricerca di collaborazione con gli ingegneri.

Dalla lettura della lezione qui pubblicata si evince soprattutto la visione che ella condivide con Mezza, Perillo e me: la visione di Bruno come anticipatore del linguaggio digitale e come un autore che fa uso dello schema analogico come interpretazione del reale e punto d’incontro tra diversi registri di saperi, filosofia e scienza, ma anche filosofia, matematica, geometria, musica e pittura.

Clementina sottolinea, infatti, come Bruno, nelDella causa, principio et uno, affermi che c’è un solo principio nelle cose e dice: «Per Bruno questo principio può essere analizzato nel suo movimento solo dalla teoreticità pura, ovvero della scienza e della filosofia. A seconda di quello che ci serve, noi analizziamo una cosa numericamente, analiticamente oppure ci riflettiamo secondo il regime dei sentimenti. Ciò che accomuna le due vie è la teoreticità pura, l’essere immersi in un discorso gnoseologico. La domanda sul sapere. Noi vogliamo sapere».

Sulla “analogia” vorrei mettere in evidenza la domanda che le rivolsi durante la lezione: se l’uso logico dell’analogia può essere una via alternativa a quella della dialettica hegeliana. La sua risposta fu: «Sì, sicuramente. Proprio in Bruno noi troviamo l’espressione “la magia del due”, che è bellissima e che io uso molto ed è esattamente quello che dici tu».

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